AIFA ha aggiornato a dicembre 2025 i report sul mercato dei farmaci biosimilari in Italia, mettendo a disposizione una fotografia utile non solo per le istituzioni e le Regioni, ma anche per le aziende chiamate a muoversi in un contesto sempre più condizionato da gare, pressione sui prezzi e differenze territoriali.
La documentazione, pubblicata il 14 luglio, analizza consumi, spesa, prezzi medi, modalità di distribuzione e possibili risparmi per il Servizio sanitario nazionale. Il valore dei report sta soprattutto nella possibilità di leggere il mercato oltre il dato nazionale, osservando come l’impiego dei biosimilari cambi da una Regione all’altra e quanto le politiche locali di acquisto incidano sulla loro diffusione.
Il sistema di monitoraggio è articolato in sei aree: andamento dei consumi, variabilità regionale, evoluzione dei prezzi, costo medio per dose giornaliera, distribuzione per canale e via di somministrazione, stima dei risparmi potenziali. Un insieme di indicatori che permette di seguire non soltanto la crescita dei biosimilari, ma anche le condizioni economiche e organizzative nelle quali questa crescita avviene.
Le differenze regionali restano un nodo centrale
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’eterogeneità territoriale. AIFA confronta le quote di consumo, i prezzi medi per confezione e gli scostamenti delle singole Regioni rispetto alla media nazionale.
Per le amministrazioni, questi dati rappresentano uno strumento per valutare l’efficacia delle politiche di acquisto e individuare le aree nelle quali l’impiego dei biosimilari resta più contenuto. Per le imprese, offrono invece indicazioni sulla reale penetrazione delle diverse molecole e sulle dinamiche che caratterizzano i singoli mercati regionali.
La lettura territoriale è particolarmente importante in un sistema nel quale gare, capitolati e modelli di distribuzione possono produrre risultati molto diversi anche a parità di offerta terapeutica.
Prezzi e canali distributivi sotto osservazione
I report seguono anche l’evoluzione dei prezzi medi dei medicinali appartenenti alla stessa categoria terapeutica, mettendo a confronto originatori, biosimilari e altri prodotti ancora coperti da brevetto.
Un’attenzione specifica è riservata al costo medio per dose giornaliera nei canali degli acquisti diretti e della farmaceutica convenzionata. Il confronto consente di osservare come le scelte distributive regionali incidano sui costi e sull’accesso, soprattutto per i farmaci della continuità ospedale-territorio.
AIFA analizza inoltre la distribuzione dei consumi e della spesa tra formulazioni endovenose e sottocutanee. Un elemento non secondario, perché la via di somministrazione può influire sull’organizzazione dei servizi, sull’impiego delle risorse e sulla gestione dei percorsi assistenziali.
I risparmi potenziali e il tema della concorrenza
La documentazione comprende quattro scenari di risparmio potenziale, elaborati per singola molecola e per Regione nel canale degli acquisti diretti. L’obiettivo è stimare quanto il Servizio sanitario potrebbe recuperare attraverso un maggiore ricorso ai biosimilari.
Il dato economico, tuttavia, non può essere letto isolatamente. Alla riduzione della spesa si affiancano questioni che interessano direttamente il mercato: sostenibilità delle gare, continuità delle forniture, numero di operatori attivi e tenuta industriale nel medio periodo.
Una pressione eccessiva sui prezzi può generare risparmi immediati, ma anche ridurre l’attrattività del mercato e aumentare il rischio di concentrazione dell’offerta. Per questo i report AIFA offrono una base utile per un confronto più ampio sul rapporto tra concorrenza, accesso e sicurezza degli approvvigionamenti.
L’aggiornamento conferma il ruolo dei biosimilari nelle politiche di sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Allo stesso tempo, restituisce l’immagine di un mercato maturo ma ancora frammentato, nel quale le differenze regionali e le modalità di acquisto continuano a determinare una parte rilevante dei risultati.